MINI

MINI CUSTOM

SEZIONE MINI  ITALIA

BODYKIT PERSONALIZZAZIONE ESTETICA

SOFT TUNING MINI MEGA BMW

R50 R52 R53 R56 R57

JP WORKS COOPER SPORT   

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Prima serie (2001-2007) R50 R52 R53
Seconda serie (2007-2010) R55 R56 R57
 

(2001-2007) R50 R52 R53 Prima serie

Il motore era un 1.6 Phentagon Chrysler-Rover costruito in Brasile dalla Tritec, dotato di iniezione elettronica e sedici valvole comandate da un unico albero a camme, in versione aspirata e sovralimentata da un compressore volumetrico. Le potenze erano di 90 cavalli (One), 115 cavalli (Cooper) e 163 cavalli per la sportiva Cooper S, arrivata solo l’anno successivo. Il prezzo di partenza della Mini era di 14.551 euro per la One base e 16.051 euro per la One de luxe con climatizzatore, radio, plancia silver lucido e fendinebbia di serie.

Nel 2004 la gamma s’arricchì della Mini One D, mossa da un 4 cilindri common rail di origine Toyota di 1,4 litri da 75 cavalli. Nel 2004 arrivò anche la Mini Cabrio con tetto apribile in tela, nelle versioni One De Luxe, Cooper e Cooper S, con gli stessi motori (escluso il 1.4 diesel) e le stesse potenze della versione berlina. L’anno successivo arrivarono le elaborazioni John Cooper Works, che permisero di alzare la potenza dei motori della Cooper e della Cooper S (quest’ultima fino a 200 cavalli). Questo kit prevedeva una nuova testata che fa aumentare il rapporto di compressione, la riprogrammazione della gestione elettronica del motore, uno speciale filtro dell’aria, e la sostituzione dell’impianto di scarico normale con uno inox.

Alla fine 2004, inizi 2005 ci fu un leggero restyling delle vetture, dove cambiarono il disegno dei fari e dei paraurti anteriori e posteriori, gli interni erano stati migliorati e alla lista degli optional si aggiunsero un nuovo volante tre razze, e il cockpit chrono pack, che sostituisce il tachimetro con indicatori di pressione, temperatura olio e motore; esclusivi per la Cooper S erano invece i pannelli della plancia in tinta carrozzeria.

I motori erano rimasti gli stessi, ma con alcuni aggiornamenti, infatti nella MINI Cooper S la potenza aumentò di 7 cv grazie ad interventi al compressore volumetrico, sul sistema di scarico e al cambio dai rapporti più corti, che resero la Mini molto più scattante di prima, strappando un buon 7.2 secondi nello 0-100 con una velocità max di 222 km/h, il kit JCW portò dai 200 cv della pre-restyling a 210 cv con uno 0-100 degno di nota di 6.5 secondi e 230 km/h. La Cooper rimase a 115 cavalli, ma adesso montava un cambio Getrag e non più Midland per risolvere la fragilità riscontrata nel secondo. La OneD, infine, subì il restyling degli interni ed il motore arrivò a 88 cavalli, ricevette anche i nuovi fari anteriori e posteriori, ma non i nuovi paraurti. Anche il motore della OneD migliorò dai 75 della versione pre-restyling passò agli 88cv attuali.

Nel 2006 venne prodotta, negli stabilimenti delle carrozzerie Bertone di Grugliasco (TO), la Mini GP in serie limitata a 2000 esemplari, il vero nome era Mini Cooper S John Cooper Works GP kit, si tratta della Mini più potente mai prodotta, con ben 218 CV. Questa serie speciale potenziata e alleggerita (2 soli posti) con alettone in Carbonio e cerchi in Magnesio da 18″ era in grado di raggiungere velocità oltre 240 km/h con 0-100 in meno di 6.3 secondi. Tutti gli esemplari sono numerati sul tetto e nella targhetta interna, realizzati in colore speciale Thunder Blue con tetto Argento, fu la prima ad adottare gli specchietti Rossi come sinonimo di sportività.

 

Seconda serie (2007-2010) R55 R56 R57 Nell’ottobre 2006 BMW rilancia la Mini sul mercato. La nuova generazione si basa su una nuova piattaforma che ne aumenta la lunghezza di 60 millimetri, cambiamento motivato dalle nuove normative europee nei crash test pedonali.[2] lo stile non è molto diverso da quello precedente, limitandosi a piccoli cambiamenti all’esterno e all’interno; gli interni vengono ridisegnati esteticamente ma non ampliati per spazio.Al fine di contenere i costi di produzione, viene adottato un nuovo motore sviluppato da BMW in collaborazione con PSA Peugeot Citroën.[3]: un 1.600 cm³ quattro cilindri a iniezione diretta, in versione aspirata e turbo. Le potenze sono di 120 cavalli (Cooper) e 175 cavalli (Cooper S).

Per la versione One, è stato introdotto un 1.400 cm³ da 95 cavalli, dotato del sofisticato Valvetronic. La Cooper D, novità di questa nuova serie, è dotata di un motore 1.6 cm³ (1.560 cm³) DV6TED4 di origine PSA-Ford da 109 cavalli. Viene finalmente risolto il problema legato al rapporto peso/motore che si rifletteva, principalmente, su i consumi ora più moderati. Ancora invariate le versioni cabrio.





La storia:

Nel 1990 il Gruppo Rover intervenne sulla Mini, principalmente per ragioni di sicurezza ed inquinamento. La scocca venne rinforzata, mentre il motore, ora di 1275 cm³, adottò l’alimentazione a iniezione elettronica single point e la marmitta catalitica. La potenza era di 50 CV. L’unica versione disponibile sul mercato italiano era la Mayfair (con carrozzeria chiusa o dotata di tetto apribile in tela Open Classic). La calandra tornò cromata. Nel 1991 venne reintrodotta la versione Cooper (riconoscibile per il tetto bianco o nero, i cerchi “Minilite” da 12 pollici e le strip adesive sul cofano motore), con motore 1275 cm³ a carburatore (MK5) fino al 1992 e poi a iniezione singlepoint “spi” (MK6) sempre da 63 CV e catalizzate. In questi anni si dà vita ad un acceso campionato mononomarca di velocità su pista riservato alle Cooper. Ci sono competizioni che tuttora, in più parti del mondo, vedono le mini come protagoniste.

Nel 1993 arrivò anche la Mini Cabriolet, con motore della Cooper, allestimenti arricchiti (la plancia era in legno) e vistose appendici aerodinamiche.

Nel 1996 venne lanciata la Mini Cooper 35, versione speciale per commemorare i 35 anni dei produzione della vettura. Prodotta in 200 esemplari, aveva i sedili in pelle verde, il cruscotto in legno di noce, i vetri oscurati e varie decalcomanie che commemoravano l’anniversario. Era equipaggiata con un propulsore 1.275 cc di serie abbinato ad uno scarico sportivo a doppio terminale.

Nel 1997, in seguito all’acquisto del Gruppo Rover da parte della BMW (1994), la gamma venne ulteriormente aggiornata: motore ad iniezione elettronica multipoint, airbag lato guida, barre antintrusione nelle portiere, cinture di sicurezza con pretensionatore, radiatore frontale, nuovi interni. La gamma comprendeva le versioni Classic, Cooper (MK7), Cooper Sport-Pack. Quest’ultima aveva 4 faretti supplementari, cerchi specifici 7×13″, carreggiate allargate, codolini maggiorati, interni in pelle con finiture in radica. Non venne riproposta la Cabriolet.

Nel 1999 arrivò la versione speciale 40 LE.

La Mini classica uscì di produzione il 4 ottobre 2000, salutata dall’edizione speciale Final Edition che comprendeva quattro modelli: la Seven, la Cooper, la Cooper Sport e la Knightsbridge.

 PERSONALIZZAZIONI
SOFT TUNING :
mini35 minicountry57 minicountryman57 MINICROSS7082_405 mini-cooper mini0104
Prima serie (2001-2007) R50 R52 R53
Seconda serie (2007-2010) R55 R56 R57
 

(2001-2007) R50 R52 R53 Prima serie

Il motore era un 1.6 Phentagon Chrysler-Rover costruito in Brasile dalla Tritec, dotato di iniezione elettronica e sedici valvole comandate da un unico albero a camme, in versione aspirata e sovralimentata da un compressore volumetrico. Le potenze erano di 90 cavalli (One), 115 cavalli (Cooper) e 163 cavalli per la sportiva Cooper S, arrivata solo l’anno successivo. Il prezzo di partenza della Mini era di 14.551 euro per la One base e 16.051 euro per la One de luxe con climatizzatore, radio, plancia silver lucido e fendinebbia di serie.

Nel 2004 la gamma s’arricchì della Mini One D, mossa da un 4 cilindri common rail di origine Toyota di 1,4 litri da 75 cavalli. Nel 2004 arrivò anche la Mini Cabrio con tetto apribile in tela, nelle versioni One De Luxe, Cooper e Cooper S, con gli stessi motori (escluso il 1.4 diesel) e le stesse potenze della versione berlina. L’anno successivo arrivarono le elaborazioni John Cooper Works, che permisero di alzare la potenza dei motori della Cooper e della Cooper S (quest’ultima fino a 200 cavalli). Questo kit prevedeva una nuova testata che fa aumentare il rapporto di compressione, la riprogrammazione della gestione elettronica del motore, uno speciale filtro dell’aria, e la sostituzione dell’impianto di scarico normale con uno inox.

Alla fine 2004, inizi 2005 ci fu un leggero restyling delle vetture, dove cambiarono il disegno dei fari e dei paraurti anteriori e posteriori, gli interni erano stati migliorati e alla lista degli optional si aggiunsero un nuovo volante tre razze, e il cockpit chrono pack, che sostituisce il tachimetro con indicatori di pressione, temperatura olio e motore; esclusivi per la Cooper S erano invece i pannelli della plancia in tinta carrozzeria.

I motori erano rimasti gli stessi, ma con alcuni aggiornamenti, infatti nella MINI Cooper S la potenza aumentò di 7 cv grazie ad interventi al compressore volumetrico, sul sistema di scarico e al cambio dai rapporti più corti, che resero la Mini molto più scattante di prima, strappando un buon 7.2 secondi nello 0-100 con una velocità max di 222 km/h, il kit JCW portò dai 200 cv della pre-restyling a 210 cv con uno 0-100 degno di nota di 6.5 secondi e 230 km/h. La Cooper rimase a 115 cavalli, ma adesso montava un cambio Getrag e non più Midland per risolvere la fragilità riscontrata nel secondo. La OneD, infine, subì il restyling degli interni ed il motore arrivò a 88 cavalli, ricevette anche i nuovi fari anteriori e posteriori, ma non i nuovi paraurti. Anche il motore della OneD migliorò dai 75 della versione pre-restyling passò agli 88cv attuali.

Nel 2006 venne prodotta, negli stabilimenti delle carrozzerie Bertone di Grugliasco (TO), la Mini GP in serie limitata a 2000 esemplari, il vero nome era Mini Cooper S John Cooper Works GP kit, si tratta della Mini più potente mai prodotta, con ben 218 CV. Questa serie speciale potenziata e alleggerita (2 soli posti) con alettone in Carbonio e cerchi in Magnesio da 18″ era in grado di raggiungere velocità oltre 240 km/h con 0-100 in meno di 6.3 secondi. Tutti gli esemplari sono numerati sul tetto e nella targhetta interna, realizzati in colore speciale Thunder Blue con tetto Argento, fu la prima ad adottare gli specchietti Rossi come sinonimo di sportività.

 

Seconda serie (2007-2010) R55 R56 R57 Nell’ottobre 2006 BMW rilancia la Mini sul mercato. La nuova generazione si basa su una nuova piattaforma che ne aumenta la lunghezza di 60 millimetri, cambiamento motivato dalle nuove normative europee nei crash test pedonali.[2] lo stile non è molto diverso da quello precedente, limitandosi a piccoli cambiamenti all’esterno e all’interno; gli interni vengono ridisegnati esteticamente ma non ampliati per spazio.Al fine di contenere i costi di produzione, viene adottato un nuovo motore sviluppato da BMW in collaborazione con PSA Peugeot Citroën.[3]: un 1.600 cm³ quattro cilindri a iniezione diretta, in versione aspirata e turbo. Le potenze sono di 120 cavalli (Cooper) e 175 cavalli (Cooper S).

Per la versione One, è stato introdotto un 1.400 cm³ da 95 cavalli, dotato del sofisticato Valvetronic. La Cooper D, novità di questa nuova serie, è dotata di un motore 1.6 cm³ (1.560 cm³) DV6TED4 di origine PSA-Ford da 109 cavalli. Viene finalmente risolto il problema legato al rapporto peso/motore che si rifletteva, principalmente, su i consumi ora più moderati. Ancora invariate le versioni cabrio.





La storia:

Nel 1990 il Gruppo Rover intervenne sulla Mini, principalmente per ragioni di sicurezza ed inquinamento. La scocca venne rinforzata, mentre il motore, ora di 1275 cm³, adottò l’alimentazione a iniezione elettronica single point e la marmitta catalitica. La potenza era di 50 CV. L’unica versione disponibile sul mercato italiano era la Mayfair (con carrozzeria chiusa o dotata di tetto apribile in tela Open Classic). La calandra tornò cromata. Nel 1991 venne reintrodotta la versione Cooper (riconoscibile per il tetto bianco o nero, i cerchi “Minilite” da 12 pollici e le strip adesive sul cofano motore), con motore 1275 cm³ a carburatore (MK5) fino al 1992 e poi a iniezione singlepoint “spi” (MK6) sempre da 63 CV e catalizzate. In questi anni si dà vita ad un acceso campionato mononomarca di velocità su pista riservato alle Cooper. Ci sono competizioni che tuttora, in più parti del mondo, vedono le mini come protagoniste.

Nel 1993 arrivò anche la Mini Cabriolet, con motore della Cooper, allestimenti arricchiti (la plancia era in legno) e vistose appendici aerodinamiche.

Nel 1996 venne lanciata la Mini Cooper 35, versione speciale per commemorare i 35 anni dei produzione della vettura. Prodotta in 200 esemplari, aveva i sedili in pelle verde, il cruscotto in legno di noce, i vetri oscurati e varie decalcomanie che commemoravano l’anniversario. Era equipaggiata con un propulsore 1.275 cc di serie abbinato ad uno scarico sportivo a doppio terminale.

Nel 1997, in seguito all’acquisto del Gruppo Rover da parte della BMW (1994), la gamma venne ulteriormente aggiornata: motore ad iniezione elettronica multipoint, airbag lato guida, barre antintrusione nelle portiere, cinture di sicurezza con pretensionatore, radiatore frontale, nuovi interni. La gamma comprendeva le versioni Classic, Cooper (MK7), Cooper Sport-Pack. Quest’ultima aveva 4 faretti supplementari, cerchi specifici 7×13″, carreggiate allargate, codolini maggiorati, interni in pelle con finiture in radica. Non venne riproposta la Cabriolet.

Nel 1999 arrivò la versione speciale 40 LE.

La Mini classica uscì di produzione il 4 ottobre 2000, salutata dall’edizione speciale Final Edition che comprendeva quattro modelli: la Seven, la Cooper, la Cooper Sport e la Knightsbridge.

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